Settimane Musicali
al Teatro Olimpico
canti
Con quale voce canta la terra? Quale è il suono primo, il suono primigenio che è scaturito dal ventre del pianeta, che ha attraversato le sue valli, che ha sfiorato le cime delle sue montagne? Come ha intuito Ramòn Andrès nel suo stupefacente Il mondo nell'orecchio la voce prima, la voce che la terra ha ascoltato prima di ogni altra è la voce del vento. È il vento la prima lingua, che la natura naturata – come l'ha chiamata Spinoza - ha imparato. Una voce plurale per sua natura perché ogni vento ha la sua forza, la sua direzione, la sua velocità, il suo profumo, la sua qualità dell'aria. La parola vento, infatti, non esiste, se non come astrazione, come categoria metafisica. Nella fisica, nella realtà della natura esistono infatti "i" venti, raccolti e ordinati in una rosa, in un quadrante, o in un qualunque altro sistema di classificazione. Quel che è certo è che se vogliamo risalire alle origini del "Canto della terra" – come è intitolata anche questa nuova delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico - dobbiamo cercare di fare una cosa semplice, ma necessaria: dobbiamo imparare, cioè, non certo a comprendere la lingua segreta del vento (dovremmo possedere la sublime capacità intuitiva delle creature alate che invece ci è preclusa), ma almeno a decifrare la lingua del vento o meglio le lingue dei venti: e forse, in questo modo, ci potremmo quanto meno avvicinare alle origini, alle scaturigini esistenziali di quel corpus misterioso che è la natura.
C'è però un ostacolo gnoseologico, oltre che linguistico, di fronte a noi: per decrittare il suono dei venti, il ronzio delle api, il rombo dei tuoni o il fruscio delle stelle non è sufficiente ricorrere agli arnesi tradizionali della conoscenza: le parole, le idee, i concetti, le immagini, i libri, i racconti. Non basta, in altre parole, possedere gli strumenti della ratio umana, occorre possedere una facoltà più sottile, quasi sciamanica, che aveva già intuito Aristotele e che avrebbe ripreso molti secoli più tardi René Descartes: il potere della "meraviglia". Così scrive Aristotele in un passaggio cruciale del Primo Libro della Metafisica: "Gli uomini, sia dapprincipio sia ora, hanno cominciato a esercitare la filosofia attraverso la meraviglia. Da principio esercitarono la meraviglia sulle difficoltà che avevano a portata di mano. Poi, progredendo così poco alla volta, arrivarono a porsi questioni intorno a cose più grandi, per esempio su ciò che accade alla luna, al sole e agli astri e sulla nascita del tutto. Chi si pone problemi e si meraviglia crede di non sapere. Perciò anche colui che ama i miti è in certa misura filosofo, perché il mito è costituito da cose che destano meraviglia". La meraviglia, dunque, in questa prospettiva, non è una semplice reazione ad un evento inatteso, non è solo un "sentimento" o un affetto, bensì è una forma, forse la più alta, di conoscenza. Lo aveva compreso e predicato anche Cartesio, appunto, quando nel suo ultimo libro, Les passions de l'âme, pubblicato nel 1650, sostiene che le passioni umane si dividono in due categorie: quelle primarie e quelle secondarie che derivano dalla combinazione delle prime. Ebbene le passioni fondamentali, secondo il trattato cartesiano, sono solo e soltanto sei: le coppie antinomiche Amore/Odio e Gioia/Tristezza, seguite e precedute dal Desiderio, il motore primo di ogni passione, e dalla Meraviglia, condizione essenziale di ogni forma di conoscenza.
Ecco, quindi, la chiave con la quale entrare nella serie dei concerti proposti quest'anno dal festival: la lente di ingrandimento della "meraviglia". In senso però squisitamente cartesiano. Meravigliarsi infatti, secondo l'autore del Discorso sul metodo, non significa banalmente spalancare gli occhi per lo stupore, guardare con trasporto e ammirazione la bellezza incarnata dai compositori, dalle loro opere e dai loro interpreti. No, al contrario. Cartesio sa che la parola meraviglia, anche nella lingua francese moderna, deriva da mirabilia, il plurale neutro di mirabilis, che significa ammirabile, straordinario, sorprendente. Ciò che desta meraviglia è dunque qualcosa che non rientra nell'ordine delle cose esistenti, che non appartiene al dominio delle convenzioni e delle regole. È insomma qualcosa che si discosta dalla norma, che la contesta, la sublima, la oltrepassa. Meraviglioso è insomma un oggetto o un fenomeno che mette in crisi le certezze, che destabilizza il sapere, che crea nuove conoscenze e nuove prospettive. In questo senso le proposte che quest'anno il festival ha in serbo – lo vedrete – chiedono prepotentemente di essere guardate e comprese attraverso il filtro della meraviglia o meglio ancora della "maraviglia" - come si diceva, in Italia, ai tempi di Cartesio.
Scardina, ad esempio, l'impaginazione tradizionale del concerto cameristico il "canto a due voci" di Sara Mazzarotto e Claudio Pasceri che il 22 aprile inaugura il festival. Il violino e il violoncello, che raramente vengono accostati l'uno all'altro, compiono una incursione nei "canti del mondo" – come recita il titolo – che tocca lidi geografici e temporali molto lontani tra loro, muovendosi con sapienza e naturalezza tra un Capriccio per violino di Paganini e la Sequenza per violoncello di Luciano Berio, tra la meditazione spirituale di Sofia Gubaidulina e il virtuosismo violinistico di Giuseppe Tartini, tra gli affetti cantabili di Antonio Vivaldi e l'esprit parodistico di Jörg Widmann. Uno shock analogo, che mette felicemente in crisi i muri sempre più artificiosi e insostenibili tra la musica d'arte e la musica popolare è quello promesso dal concerto del 31 maggio al Teatro Olimpico: il programma ibrida e intarsia la pizzica salentina e le Sonate di Scarlatti, i canti della tradizione albanese di Sicilia e i Lieder Scozzesi di Ludwig van Beethoven fino ad approdare alle invenzioni timbriche di Vito De Lorenzi, batterista, percussionista e compositore di origine salentine che pratica da sempre la musica di confine e alle ibridazioni tra tradizione orientale e occidentale della Tarantella orientale di Eliodoro Sollima. Una "sintesi" tra culture musicali diverse che si riverbera anche nella versione per ensemble di Continuum nomade un brano che il figlio di Eliodoro, Giovanni, ha dedicato alla violinista Grazia Raimondi.
A Giovanni Sollima, un musicista che ha fatto della invenzione e della trasgressione" una regola di vita, oltre che un canone estetico, è dedicato il concerto del 24 maggio, protagonista l'Orchestra Regionale Filarmonia Veneta diretta da Danilo Rossi, con la presenza di Sonig Tchakerian e del Coenobium vocale diretto da Maria Del Bianco. Accanto a Cantare a 4 voci pari, un brano di Bepi De Marzi, novantenne compositore e direttore di coro di origine vicentina, verrà eseguita un'opera assai ambiziosa e impegnativa: i Canti rocciosi per coro maschile e archi che l'APT del Trentino ha commissionato a Sollima nel 2001 e destinati alla cornice de "I Suoni delle Dolomiti". Si tratta di un insolito e anticonvenzionale omaggio alle Dolomiti e alla cultura della montagna su testi che lo stesso Sollima ha tratto da diverse fonti letterarie in cui la montagna prende voce e canta: un frammento de Le montagne di vetro di Dino Buzzati, una terzina di Dante, una leggenda popolare ladina dedicata al mito delle Anguane, le ninfe della mitologia alpina, un canto popolare siciliano delle Madonie e molti altri. Una densa, complessa opera corale eseguita per la prima volta il 12 agosto del 2001 ai 2.871 metri del Col Turond, nel Gruppo del Sella, e che ora scende in pianura senza nulla perdere della sua carica emotiva e della sua potenza sonora.
Altrettante "meraviglie" sono quelle che si schiudono all'ascolto delle molte incursioni che le Settimane promettono di compiere nel dominio della musica jazz. Protagonista assoluto Miles Davis, figura leggendaria della scena jazz planetaria, visto da due punti di osservazione assai diversi: il 29 aprile un omaggio alla sua musica e alle sue mutevoli stagioni stilistiche affidato ad una formazione assai insolita costituita dalla voce di Valentina Fin e dal contrabbasso di Marco Centasso. E poi il 20 maggio uno spettacolo di musica e danza ideato dal trombettista Michael Leonhart che unisce i lembi di due diverse esperienze: da un lato una delle creazioni più originali di Davis, Sketches of Spain, l'esempio forse più noto del cosiddetto "Third stream style" in cui confluiscono il jazz, la musica classica e la world music, dall'altro il flamenco di Israel Galvan, notissimo ballerino e coreografo spagnolo.
Non ci sarebbero sorprese, meraviglie e stupefazioni, però, se non esistessero le regole da trasgredire o da oltrepassare. E infatti le Settimane offrono anche il contraltare di concerti che rispettano le norme del repertorio tradizionale e della impaginazione dei programmi. Un esempio è il tributo all'amicizia in musica celebrato il 29 maggio da tre musicisti di diverse generazioni, Bruno Canino, Alfredo Zamarra e Alessandro Carbonare, che si riuniscono per il puro piacere del musizieren, del fare musica insieme, e si rivolgono a compositori "classici" come Mozart, Ysaye, Debussy, Stravinskij, Schumann e ad alcune delle loro più raffinate pagine cameristiche. Per non parlare dei concerti del Progetto Giovani che mettono a confronti i talenti musicali delle ultime generazioni con i grandi classici della letteratura sette, otto e novecentesca.
Un posto a parte è riservato ad una figura dominante della cultura religiosa e spirituale italiana: Francesco d'Assisi del quale come si sa ricorrono quest'anno gli ottocento anni dalla morte. Anche in questo caso i punti di osservazione sono due e di natura assai diversa tra loro: il 17 maggio un viaggio letterario affidato al gruppo teatrale "La Trappola" e alla violoncellista Teodora Piccolo che unisce in un'unica trama drammaturgica le riflessioni di scrittori italiani e stranieri come Erri De Luca, Giorgio Caproni, Nazim Hikmet, Jacques Prévert, Emily Dickinson intorno alla lectio francescana della "cura della casa comune". Il 7 giugno, infine, a chiusura del festival, una riflessione sul pensiero religioso, etico e civile di Francesco condotta sul filo delle meditazioni letterarie di Stefano Valanzuolo e affidata alla voce dell'attore Eugenio Mastrandrea e al pianoforte di Marco Sollini. E così l'orologio delle idee torna all'inizio: nessuno come Francesco ha impresso alla categoria della Meraviglia altrettanta forza poetica e contemplativa: quando nel Cantico delle Creature si rivolge alla luna, alle stelle, al vento, all'acqua, al fuoco il suo "Canto della terra" è colmo di stupore, di ammirazione e, appunto, di meraviglia.
— Guido Barbieri
Evento co-organizzato con il Comune di Vicenza.
Il concerto narra di canti di ogni epoca, di diverse latitudini e di mescolanze e rimandi. Dal colto al popolare, dal virtuosistico al contemplativo, dal sereno al funambolico, dal grottesco al mistico. Un breve viaggio con violino e violoncello nella musica europea, dal barocco ai nostri giorni.
Attraverso la musica di Miles Davis, uno degli artisti più influenti del Novecento, la lezione-concerto propone un viaggio nella storia del jazz. Miles Davis è stato infatti un musicista capace di reinventarsi continuamente, lasciando un segno decisivo in quasi tutte le principali correnti del jazz: dal cool jazz al modal, fino alle contaminazioni afroamericane e alla libertà improvvisativa.
Lorenz Hart (1895–1943)
Seymour Simons (1896–1949)
Jon Hendricks (1921–2017)
Il progetto propone un repertorio ispirato dal compositore americano Cole Porter interpretandone alcuni brani che vengono eseguiti mirando ad una varietà stilistica: dallo swing più tradizionale a quello più moderno sino ai ritmi latineggianti senza rinunciare ad episodi free e di improvvisazione collettiva.
Flor das Aguas è un progetto musicale che propone un repertorio interamente brasiliano esplorando le sonorità di diversi stili come choro, samba e bossa nova. I brani sono eseguiti seguendo arrangiamenti ispirati dai brani originali ma anche secondo interpretazioni personali che lasciano spazio all'improvvisazione ed alla creatività. Oltre ai brani appartenenti alla cultura brasiliana, Flor das Aguas propone composizioni originali nate dall'incontro tra le radici musicali sudamericane ed il gusto personale dei musicisti.
Testi di Erri de Luca, Giorgio Caproni, Nazim Hikmet, Jacques Prévert, Emily Dickinson — Musiche di J. S. Bach, P. Casals
Poesia è amicizia con il Creato, San Francesco lo definisce specchio della bontà divina, dove sole, luna, acqua e terra sono fratelli e sorelle. E' dal poverello di Assisi e dalle prime parole dell'enciclica di Papa Francesco "Laudato si'" che si sviluppa "Non vivere su questa terra come un inquilino", un viaggio attraverso poesie e osservazioni di scrittori contemporanei i quali all'unanimità evidenziano che la nostra terra, maltrattata e saccheggiata, richiede una "conversione ecologica", un "cambiamento di rotta" affinché l'uomo si assuma la responsabilità di un impegno per "la cura della casa comune".
(Milano, 4–13 giugno 2026) — Milano Amateurs & Orchestra — In collaborazione con PianoLink
Un'anteprima del Festival Internazionale dedicato ai musicisti per passione e per professione. Solisti amatori — nella vita medici, impiegati, avvocati, imprenditori, magistrati, ingegneri — interpretano alcune tra le pagine più affascinanti del repertorio per pianoforte e orchestra, portando sul palco storie personali e percorsi di vita che si intrecciano con la musica. In anteprima a MuVi, la versione per due pianoforti dei Concerti di Gala del Festival, in programma a Milano a giugno 2026.
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Che storia è?
La germinazione di una "storia", che serve da guida e stimolo per il fraseggio, il suono e la coerenza di un brano musicale.
L'album Sketches of Spain di Miles Davis rientra nella Top Ten dei dischi jazz più venduti di sempre ed è l'esempio più noto dello stile third stream, "terza corrente", ovvero l'incontro fra jazz e musica classica e, nello specifico, anche vari tipi di world music. L'ispirazione per la creazione di quel disco venne a Miles dopo aver accompagnato sua moglie, la danzatrice Frances Taylor Davis, ad assistere a un'esibizione del ballerino di flamenco Roberto Iglesias. Sketches of Spain usciva nell'estate del 1960 e chiudeva dodici mesi di un trittico discografico a dir poco memorabile: Kind of Blue (il disco di gran lunga più noto nella storia del jazz), Jazz Track (che conteneva la colonna sonora di Ascensore per il patibolo) e Workin' with the Miles Davis Quintet. Il trombettista Michael Leonhart ha pensato e realizzato appositamente per le creazioni dello spagnolo Israel Galvàn, stella assoluta nel panorama della danza contemporanea, queste nuove Sketches of Spain che tornano così ad essere quello per cui, in fondo, erano nate: un'incredibile, a suo modo unico, esempio di music to dance.
Musiche: Miles Davis — Arrangiamenti: Michael Leonhart — Coreografie: Israel Galván
so dove i grilli accordano i violini,
so dove il vento si ferma quando trema,
quando trema, quando trema;
so dove nasce la voglia di cantare,
so dove nasce la voglia di cantare.
Ma dove l'erba tiene la rugiada,
ma dove i grilli suonano i violini,
è dove il vento tace quando trema,
è dove il vento preme per cantare.
So dove l'erba nasconde la rugiada,
so dove i grilli accordano i violini:
è dove nasce la voglia di cantare,
è dove nasce la voglia di cantare.
Sono vere oppure è un sogno?
Di cima in cima,
progressiva tensione,
sghembe vertigini, intarsiate di ghiaccio.
Nell'abisso lunghe ombre,
vitrei fantasmi di calcare,
caverne di gnomi, guerrieri, monaci, vergini.
Sono pietre o sono nuvole?
Sono vere oppure è un sogno?
Dal fondo delle valli,
che colore risulta,
bianco, grigio, madreperla, color cenere,
riflesso d'argento, l'incarnato delle rose, il pallore dei morti.
Sono pietre o sono nuvole?
Sono vere oppure è un sogno?
che sempre al cominciar di sotto è grave,
e quant'uom più va su, e men fa male.
Ti faremo bere l'acqua dell'amore...
Ti regaleremo l'eterna giovinezza...
La scia il mondo e vieni con noi...
Mio bel giovane...
Canche 'pief e 'l das sorege
Le strie le sa lava le urege,
le sa lava 'l mus
e 'l diaol sauta su par us.
Traduzione del ritornello: Quando piove e splende il sole / le streghe si lavano gli orecchi, / si lavano la faccia / e il diavolo salta sulla porta.
cu' ti junci e cu' ti scanna,
e ti scanna cu lu pedi,
taddarita, veni, veni!
Suli, suli, affaccia, affaccia!
Cà San Paulu t'assicuta
cu la mazza e cu la 'mputa;
cu li forbici tagghienti
chi ti tagghia menzu denti
Pipistrello, canne canne, / c'è chi ti raggiunge e chi ti scanna, / e ti scanna con il piede, / pipistrello, vieni, vien! / Sole, sole, appari, appari! / Che San Paolo ti scaccia / con la mazza e con l'accusa / con le forbici taglienti / che ti tagliano mezzo dente.
quel lungo treno che andava al confine,
che trasportavano migliaia degli alpini:
su, su, correte, è l'ora di partir.
si inerpicava ripida avanti e indietro.
I boschi, laggiù, col sole sopra,
la linea del fiume separava i due eserciti.
Rozza strada militare nuova
che seguiva l'andamento del crinale.
Due file di montagne, verdi e scure
fino al limite della neve e poi bianche e belle nel sole.
La guerra non si vince con la vittoria
Una delle due parti deve smettere di combattere
Perché non smettono di combattere?
Una terza fila di montagne, più alte montagne nevose,
bianche come il gesso e piene di soldati, con strane pianure.
E poi c'erano montagne lontano di là,
che quasi non si capiva se si vedevano davvero.
Truppe sulla strada e camion e muli,
fila di rotaie, case distrutte.
La guerra non si vince con la vittoria
Una delle due parti deve smettere di combattere
Perché non smettono di combattere?
Una serie di montagne come una linea,
si sprecano sempre molti colpi
uno acchiappa una montagna, l'altro ne acchiappa un'altra.
Fuori era buio, il camion fermo
un ufficiale e gli uomini spaventati
Posso fare qualcosa? Posso aiutarla?
Vieni con me se vuoi.
La guerra non si vince con la vittoria
Una delle due parti deve smettere di combattere
Perché non smettono di combattere?
Sono vere oppure è un sogno?
Di cima in cima, progressiva tensione,
sghembe vertigini, intarsiate di ghiaccio.
Nell'abisso lunghe ombre,
vitrei fantasmi di calcare,
caverne di gnomi, guerrieri, monaci, vergini.
Sono pietre o sono nuvole?
Sono vere oppure è un sogno?
Dal fondo delle valli,
che colore risulta,
bianco, grigio, madreperla, color cenere,
riflesso d'argento, l'incarnato delle rose, il pallore dei morti.
Sono pietre o sono nuvole?
Sono vere oppure è un sogno?
Cosa può essere successo quando il liutaio padovano Bartolomeo Cristofori è andato a presentare il suo rivoluzionario strumento al serenissimo doge di Venezia?
Questo in realtà è uno dei misteri della storia della musica: ufficialmente risulta che, intorno all'anno 1700, Cristofori sia invece andato a offrire la sua scoperta al gran principe di Toscana Ferdinando de' Medici. Come mai?
Questo spettacolo svela la storia divertente dell'incontro segreto ipoteticamente avvenuto tra il Doge della Serenissima e l'inventore del pianoforte, che era andato a fargli sentire i suoni meravigliosi fattibili col suo nuovo strumento.
Cristofori è convinto di aver inventato qualcosa di speciale. Il suo cembalo, infatti, è capace di produrre non solo note ma — per la prima volta nella storia degli strumenti a tastiera — caratterizzate da sfumature che possono andare dal pianissimo al fortissimo.
Ma non solo. Attraverso una miriade di esempi Cristofori mostra al doge veneziano come lo strumento possa avere infiniti usi. E non solo riprodurre i suoni della natura (il canto degli uccelli, le onde del mare o il fruscio dei venti) ma, trasformandosi in una "macchina magica", quasi alchemica, far sentire anche cose inimmaginabili, come il ruotare delle Sfere Celesti, l'ascesa delle anime al Paradiso o perfino il suono dei ricordi.
La sequenza di imprevedibili situazioni dà vita a una serie di gag sonore sempre più fantasiose e divertenti, fino alla sorpresa finale.
Con visita guidata alla Estasi di San Francesco di Gianbattista Piazzetta.
Polacca in do diesis minore op. 26 n. 1
Notturno in do diesis minore op. post.
Notturno in la bemolle maggiore op. 32 n. 2
