30 anni insieme

 

Cara Sonig, siamo lieti e onorati di partecipare alle Settimane Musicali ancora una volta. Con questo saluto e augurio per l’importante ricorrenza del trentennale, l’Orchestra di Padova del Veneto tornerà dopo innumerevoli occasioni di collaborazione in repertori differenziati, da quelli strumentali a quelli vocali e lirici. Spero dunque che giungano a Te e a tutti gli Artisti le migliori felicitazioni a nome mio e della Fondazione Opv, dei musicisti dell’Orchestra che ora e in questi anni si sono avvicendati in un suono idealmente continuativo e flessibile nel tempo. Nonostante le difficoltà di un’epoca che ci sta affliggendo come musicisti e come persone, la Musica resta ancora una volta un veicolo di salvezza per chi la esercita e per chi la ascolta.
Un caro saluto dunque e a presto.

Marco Angius

 

Durante il periodo della mia formazione scolastica, che era fortemente improntata dal mondo classico, mi innamorai del periodo rinascimentale e questo mi fece approfondire il mondo antico nelle declinazioni rinascimentali, di cui il Teatro Olimpico di Vicenza è una delle migliori espressioni architettoniche. La prima volta che vi misi piede (proprio per uno spettacolo delle Settimane Musicali) è stata un’emozione fortissima che si rinnova ogni volta che vi ritorno. Proporre nel 1992 nel tempio palladiano un festival musicale è stata una delle migliori idee che si potessero avere, un’idea che ha dato i suoi frutti nel tempo. Ma non solo: le Settimane Musicali al Teatro Olimpico offrono ad un pubblico non solo cittadino proposte musicali, attente alla qualità artistica, e nomi concertistici di fama internazionale tali, da far spostare anche me dall’estremo oriente italiano, cioè da Muggia, l’ultima cittadina italiana al confine con la Slovenia. Auguro alle Settimane Musicali di continuare a crescere, seminare cultura e maturare, del resto i trent’anni sono una soglia importante, l’inizio dell’età adulta.

Luisa Antoni

 

Entrare in quel teatro, essere spettatore davanti ad un palazzo che è finzione alla stregua di quando Verdi diceva <<inventare il vero>>, il sorriso di un direttore d’orchestra che ti incanta fra Rossini e Mozart, il suono di un violino che ti scende al cuore, che ti canta con <<quel dolce italo cantar che nell’anima si sente>> eppure viene da una terra un po’ lontana... la magia del dentro con l’arte della musica, del fuori, ovvero del dopo-teatro, con l’allegria degli amici e con l’arte che incanta il palato sempre sotto due cieli di stelle... uno inventato, ma come vero, e vero l’altro, come fosse finto. E’ il grazie all’Olimpico ed a Vicenza per avermi fatto parte, come promotore di eventi, oratore e musicologo, di questa grande magia.

Giorgio Apollonia

 

La Nona Sinfonia di Beethoven é il titolo che ha decretato, per sempre, quanto la musica d’arte possa emozionare a livello universale. Per me, averla eseguita a Vicenza, al pianoforte, nella trascrizione di Liszt, in un luogo sacro quale Santa Corona, insieme a voci soliste ricche di personalità e al notevole Coro FVG, nell’Ottobre 2020, é stata un’esperienza umana fortissima. Pochi giorni dopo siamo caduti tutti vittime della seconda chiusura degli spettacoli dal vivo, e quella serata vicentina ci ha però trasmesso un’energia letteralmente cosmica che ci ha aiutati a traghettare le nostre motivazioni fino alla riapertura. Merito del Festival delle Settimane del Teatro Olimpico, una referenza assoluta nel panorama culturale odierno.

Maurizio Baglini

 

Un ricordo folgorante: Martha Argerich, al Teatro Olimpico, una decina d’anni fa, forse più, insieme a Sonig, Enrico, Lyda Chen e Gabrielle. Inizia e termina, in un soffio, dopo una corsa senza respiro, lo Scherzo del Quintetto op. 44 di Schumann. Prima del Finale Martha si ferma, la mano destra a mezz’aria: scambia un cenno d’intesa con i suoi compagni di viaggio che le rispondono con un sorriso. Un istante di sospensione e attacca di nuovo lo Scherzo, da capo a fondo, come una colata di brillanti. Piccoli miracoli che possono accadere solo quando un festival è davvero la casa dei musicisti, dove tutti si sentono parte di un unico disegno, i un’unica comunità. Che vive con un unico scopo: fare musica insieme. In libertà. Ed è questa libertà che le Settimane Musicali al Teatro Olimpico hanno garantito, per trent’anni, a tutti gli ospiti della casa.

Guido Barbieri

 

Babar nella scatola sonora. Nella primavera del 1995, ricevetti una telefonata da Titta Rigon. Qualcuno gli aveva raccontato che una mia presentazione d’un concerto fiorentino dedicato a Erik Satie s’era trasformata in qualcosa di simile a una performance, abbastanza delirante, come l’autore in questione merita. In quel colloquio mi chiese una conferenza su Debussy per le Settimane Musicali al Teatro Olimpico e poi se me la sentivo di interpretare la voce recitante in Babar di Poulenc. «Ma io non sono un attore» - gli obiettai - «faccio il critico musicale e insegno storia della musica». «M’anno raccontato che hai un’inclinazione anche in quel ruolo» - insisté, riferendosi alla mia recente bizzarria su Satie. Sono sensibile alla lusinga e cedetti, anche per amore di quella pagina tenerissima. In fin dei conti l’idea di recitarla m’aveva sempre attratto. Fu così che mi trovai su quel palcoscenico, tra il Palladio e lo Scamozzi, letteralmente travolto dall’emozione e dall’eccitazione. Da allora l’Elefantino m’ha portato fortuna. Per carità, non son certo un attore, ma mi sono divertito tante altre volte a fare la voce recitante. Oltre a Babar, arrivarono Pierino e il lupo, Sports et divertissements, Embryons desséchés, La Boîte à joujoux, il Carnevale degli animali, la Young Person’s Guide to the Orchestra di Britten.
Quella sera all’Olimpico mi ha arricchito però d’un dono ancora più grande e prezioso, il sodalizio con Titta e Sonig e l’ammirazione per un’impresa che, dal 1992, compie il miracolo di esaltare la più straordinaria scatola sonora del mondo coi suoni prodotti dall’amicizia.

Alberto Batisti

 

Se provo a immaginare un posto ideale per ricominciare a fare musica, per portare di nuovo a tutti il nostro messaggio di vita, di pensiero, di bellezza, il Teatro Olimpico è uno dei primi a venirmi in mente. Un luogo che unisce lo sguardo al futuro e la continuità con il passato, l’utopia e la tradizione, il sogno e la tecnica, e che quindi si propone spontaneamente come spazio privilegiato per la rinascita, la condivisione, l’emozione della musica dal vivo. Un pensiero affettuoso per Sonig e per gli amici delle Settimane musicali.

Giovanni Bietti

 

Fra le fortune che nella mia vita musicale da jazzista non avrei mai pensato mi sarebbero potute accadere c’è sicuramente quella di aver avuto il privilegio di partecipare a un festival così importante e prestigioso come Le Settimane Musicali al Teatro Olimpico: sono molto grato agli amici Sonig Tchakerian e Pietro Tonolo per averla resa possibile chiamandomi a suonare con loro.

Paolo Birro

 

Alle Settimane Musicali al Teatro Olimpico ho avuto l’onore di essere in residenza e quindi di avere commissioni per tre anni, suonate da alcun tra i mgliori musicisti al mondo, davanti a un pubblico entusiasta che ascolta la nuova musica con l’attenzione di quella del passato. Cosa chiedere di più?

Carlo Boccadoro

 

Sinceramente non saprei dire se sia successo veramente o se sia solo il frutto della mia immaginazione. Se penso a Sonig me la figuro da sola, ritta fieramente in mezzo a una sala che potrebbe essere il nostro “covo” di musicadinsieme o forse qualche altro salotto musicale, mentre suona un lavoro parecchio impegnativo, probabilmente la Ciaccona oppure la Sonata per violino solo di Bartok, a piedi nudi. Vedo distintamente nella fantasia, infatti, sbucare da una gonna lunga e sobriamente colorata due piedini ben torniti e vagamente abbronzati, saldamente piantati per terra ma pronti a sollevarsi a turno sulla punta, seguendo le maree del fraseggio musicale. Questo, beninteso, molto prima che avessi la più pallida idea dell’esistenza di Patricia Kopatchinskaja, in un’epoca diciamo intermedia tra Sandy Show e l’avvento della violinista moldava. Non saprei dire, francamente, quali reconditi pensieri si celino dietro questa periclitante fantasia, ammesso che sia tale e non, invece, un lontano ricordo infilatosi a casaccio nella memoria. Magari, in tanti anni che la conosco e l’ascolto con immutato piacere, sarà capitato davvero che Sonig si sia tolta le scarpe per suonare, e che la mia ormai usurata rete di sinapsi non riesca più a ricostruire l’esatto involucro del ricordo e restituirlo intero alla coscienza. So per certo, invece, che non mi sfugge il significato archetipico di quest’immagine, vera o falsa
che sia. Suonare a piedi nudi, infatti, coglie un aspetto molto preciso del modo di far musica di Sonig, che conserva ben nascosto sotto un triplo strato di civiltà veneziana e di perfetta educazione musicale, una natura arcaica e orientale. Non per tirare in ballo banalità come le radici armene, ma mi sembra che un’essenza della forza ancestrale di quel mondo lunare e petroso, dell’energia misteriosa della terra che circonda il monte
Ararat sia filtrata nel violino di Sonig attraverso i millenni, una vitalità ferina e dirompente, per quanto imbrigliata e addomesticata da un’esperienza interamente vissuta nell’alveo della civiltà cristiana d’Occidente.
Ho sempre avvertito, infatti, un curioso contrasto tra l’accento veneto dolce e strascicato di Sonig, placido come un burchiello che scivola sulle acque del Brenta, e il suono mordente del suo archetto, netto come la luce del deserto e denso come un masso vulcanico. In altre parole, testa e cuore, questa è la musica di Sonig.
Mi rallegra pensare che siamo arrivati a festeggiare trent’anni di musica al Teatro Olimpico, nonostante le vicissitudini e la pandemia di quest’ultimo periodo. È stato un tempo di amore per la musica, con un grande scambio di energia tra musicisti e pubblico, e anche tra gli stessi musicisti. C’è sempre stato un bel clima in questi concerti, dove tutto ha sempre ruotato attorno alla musica, e non ad altro. E questo soprattutto grazie a Sonig, che è sempre stata l’anima di queste stagioni. Con o senza scarpe.

Oreste Bossini

 

Comunicare ed informare per quasi 30 anni il Festival della Settimane Musicali nello splendido Teatro Olimpico è stato ed è per noi un privilegio unico. Anno dopo anno ci ha permesso di incontrare musicisti, critici musicali, il pubblico stesso, un osservatorio davvero non comune che ci ha consentito di crescere ed entrare in empatia con i direttori artistici Sonig Tchakerian e Titta Rigon. Sensazioni che non si ripetono spesso nella vita lavorativa, ma che rendono piacevole e meno duro un lavoro che si svolge dietro le quinte e che, iniseme a tanti altri lavori del mondo dello spettacolo, contribuiscono all’apertura del sipario e a far vivere al pubblico serate uniche e irripetibili ognuna nel suo genere, sempre trasportati da quell’incanto che solo la musica è in grado di creare.

Federica Bressan e Alessandra Canella

 

Basterebbe solo la consapevolezza di aver avuto il privilegio di stare così tante volte sul più stupefacente e visionario palcoscenico del mondo per essere grati alle Settimane Musicali al Teatro Olimpico. E poi aver condiviso il privilegio del luogo, del suono, dell’ispirazione, con tanti musicisti, vecchi e nuovi, tanta musica, vecchia e nuova. E poi tanto pubblico vicino, partecipe, coinvolto in un tutt’uno con la magia della musica all’Olimpico.Veramente grato!

Mario Brunello

 

Ritorno con grande piacere alle Settimane del Teatro Olimpico, dove ho vissuto esperienze che si sono impresse per sempre nella mia memoria e dove ritrovo vecchi amici con cui far musica è un fatto naturale, con l’aggiunta dell’acustica più bella del mondo.

Enrico Bronzi

 

«Ti ha invitato Titta?» «No, mi ha telefonato il maestro Rigon». Ero così, la prima volta: poco più che un ragazzo, emozionato per l’invito a tenere una conferenza per le Settimane del Teatro Olimpico di Vicenza e ignaro di quasi tutto. Poi Giovanni Battista è diventato Titta, la signora Tchakerian si è trasformata in Sonig e credo di poter dire che ci siamo piaciuti, perché negli anni abbiamo combinato un bel po’ di cose insieme.
Una fu disastrosa, per responsabilità mia: Sonig mi aveva chiesto di comporle delle cadenze per i concerti per violino di Haydn, che però risultarono delle mezze ciofeche e dunque non furono mai eseguite (a mia parziale discolpa: ero un po’ troppo giovane). Un’altra fu particolarmente entusiasmante: nacquero le Variazioni sull’inno nazionale americano, per trio, che sono state suonate molte volte e sono ancora nel repertorio di alcune formazioni (sono pimpanti, orecchiabili, e Titta doveva cantare imitando Carosone –uno spettacolo!).
Festeggiare questi trent’anni dunque mi mette allegria. E spero che nei prossimi trenta troveremo il modo di continuare a divertirci.

Nicola Campogrande

 

Le Settimane Musicali al Teatro Olimpico sono un paradigma. Da trent’anni raccontano, in primo luogo a noi italiani, quale sia il possibile rapporto virtuoso tra la tutela della memoria e il divenire della vita. Tra la difesa della bellezza ricevuta in dono e la costruzione di quella futura. Dilatano la percezione del nostro essere nella storia e nel presente.

Sandro Cappelletto

 

Nonostante tutto, ecco il trentesimo: trent’anni di sfide, di sperimentazioni, di grandi solisti, di aperture culturali per un festival – le Settimane Musicali all’Olimpico – che si svolgono nel teatro forse più bello del mondo, certamente il più singolare: la caparbietà di Giovanni Battista Rigon prima e di Sonig Tchakerian ora ha sempre tramutato i limiti in opportunità, le difficoltà in nuove proposte. E l’augurio non è solo di proseguire (sarebbe ovvio!) ma di farlo con meno vincoli e una capacità sempre maggiore di coinvolgere la città e ogni tipo di pubblico.

Nicola Cattò

 

30 anni, già una storia. Unica. Per il palcoscenico, il teatro che la accoglie e la fa nascere nello splendore del Rinascimento, nell’armonia di spazi, del suo cielo inventato all’infinito. Per la libertà di chi ha fondato e anima le Settimane Musicali al Teatro Olimpico, con fedeltà ai grandi autori del passato avvicinati con domande e prospettive nuove, con apertura a compositori e linguaggi d’oggi. Per la continuità di artisti che uniscono alla straordinarietà professionale la sensibilità e l’ardimento del presente: amici “antichi” del festival intrecciati ai giovani artisti che le Settimane Musicali promuovono. Per il pubblico, colpito dall’intensità degli eventi, che ha saputo accogliere stimoli e suggerimenti, affidarsi al filo della programmazione, aspettare lo sviluppo dei cicli triennali ed è ormai una forza compatta del festival, fiero d’esser parte di una realtà che, ogni anno, accende musica in un teatro unico al mondo.

Franca Cella

 

Il Festival le Settimane musicali al Teatro Olimpico è stata la mia prima vera “casa” musicale. Sono stata accolta nel Trio Italiano con stima e affetto e la residenza al Teatro ha arricchito la mia esperienza musicale di incredibili collaborazioni artistiche e notevoli incontri culturali. Il pubblico poi del Festival è sempre stato tanto legato agli artisti da farci sentire una unica famiglia. Un Festival che ha donato progetti, artisti ed emozioni che vengono invidiate in tutto il mondo!
Avanti per altri cento anni!!!

Silvia Chiesa

 

In un luogo unico al mondo, dove il suono è timbrato dagli antichi legni, da trent’anni si rinnova uno degli appuntamenti più affascinanti del panorama musicale italiano. Sonig Tchakerian lo programma con intelligente curiosità, aprendolo ad esperienze assai diverse fra loro. Lei stessa ne è protagonista da grande strumentista qual è, chiamando a collaborare prestigiosi esecutori d’ogni dove.

Massimo Contiero

 

Buon compleanno #SMTO ! il Festival Settimane Musicali al Teatro Olimpico compie 30 anni, un lungo periodo in cui ha permesso agli spettatori di approfondire l’interesse per la musica e conoscere versioni inedite di opere di compositori imprescindibili. Con le sue iniziative in città, il Festival ha contribuito alla valorizzazione territoriale creando un contesto sonoro splendido quanto le meraviglie architettoniche, dando a Vicenza un lustro e un prestigio visibile ed esperibile da chiunque.

Elena De Dominicis

 

Grazie per aver saputo trasformare un monumento senza tempo in una fabbrica viva di cultura. Grazie per l’emozione che ti prende ogni volta attraversando le gallerie, nello squarcio della scena. Grazie per aver reso un’icona di bellezza un salotto trasversale e democratico. Grazie per le piccole e grandi imprese musicali e operistiche (come dimenticare L’Italiana in Algeri costruita sui tavolini rossi dell’Ikea da Damiano Michieletto nel 2007?) Grazie perchè le Settimane hanno scandito l’incedere dell’estate, facendo crescere curiosità e accendendo nuovi desideri. E grazie per quest’ultimo cammino, specchio intenso del nostro tempo, senza steccati musicali e con gli occhi spalancati sulla meraviglia e le contraddizioni del mondo.

Elena Filini

 

In pochi posti al mondo ho provato la sindrome di Stendhal: sicuramente al Museo del Prado, sicuramente a Petra in Giordania e sicuramente al Teatro Olimpico di Vicenza. Quello che era stato per anni un disegno, una foto sui libri di storia dell’arte si concretizzava davanti ai miei occhi. L’emozione sarebbe stata diversa se lo avessi visitato e basta, ma sentire anche un concerto! Il festival delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico compie 30 anni e ha alle spalle una storia incredibile con nomi e riscoperte importanti, ma tra i tanti meriti ne ha soprattutto uno: quello di aver fatto risuonare le architetture del Palladio!

Susanna Franchi

 

Nella solennità architettonica del primo spazio laico e pubblico ideato per la musica e la parola recitata più di quattrocento anni fa, fu rigenerante e galvanizzante tre decenni fa ascoltare la musica da camera sette-ottocentesca.
Ritrovando nel Trio Italiano la determinazione musicale e la consapevolezza poetica dei ‘padri’ difensori del camerismo italiano. Con in più il gusto moderno dei ‘figli’ per l’allargamento di repertorio, e del concetto stesso di camerismo non limitato alla declinazione strumentale. E la passione esuberante e un po’ guascona, soprattutto mettendola a confronto con lo stato del concertismo ordinario, per la strutturazione organica delle proposte concertistiche in programmi festivalieri ariosi e provocatori, in occasione di incontri- scambi tra musicisti, di conversazioni e confronti con le altre arti. Fu spontaneo farsi coinvolgere e imparare (d)alle «Settimane Musicali» vicentine. E fu una gratificazione professione speciale, nel 2012, firmare la motivazione per l’assegnazione del XXXI Premio Abbiati «Per il costante valore della proposta musicale varia e stimolante, e di un’attività ventennale svolta nella straordinaria cornice dell’Olimpico e in tournées internazionali. Per l’interesse della strutturazione in organici cicli triennali dei programmi che ha consentito la riscoperta e la riproposta di opere mai o raramente eseguite in tempi moderni, accanto a versioni ‘alternative’ di capolavori di Mozart e Rossini». Al centro delle architetture festivaliere c’era un processo di formazione del pubblico e dell‘ascolto che si sarebbe sempre più allargato in ambizioni e varietà di proposte fino a includere l’opera, appunto. Ma anche il teatro musicale è stato sempre distinto. Originale già nella presentazione testuale indirizzata su edizioni insolite, se non inedite, per lo spettatore moderno. E anche quando il palcoscenico agìto dai cantanti costringeva gli strumenti in buca, la firma esecutiva era ‘cameristica’ nello spirito. Nella misura espressiva, nella passione per il dettaglio, nel far musica fondato sul dialogo tra i musicisti e la condivisione vivace delle soluzioni musicali. Senza che anche nelle stagioni più ‘teatrali’ mancassero o avessero minore importanza gli appuntamenti strumentali. Come in origine. Nati attorno al Trio Italiano, al loro fertile e metodico apostolato: raccolta amical-professionale dei più inventivi e interessanti musicisti della loro generazione.
Una generazione che oggi è cresciuta in profondità musicale e saggezza ma ha mantenuto intatto il desiderio di conoscere e far conoscere il nuovo, e di cercare nuove risposte interrogando sistematicamente, ma con impaginati sempre istruttivi già nell’ideazione, il ‘vecchio’ repertorio. E addomesticando – amandola a frequentandola come nessuno – l’acustica dell’Olimpico che soltanto ai suoi figli prediletti restituisce i suoi profumi e segreti unici, come sanno fare i preziosi “strumenti” di alta e antica liuteria.

Angelo Foletto

 

Dopo dieci edizioni, il primo resoconto era stato un piccolo libro nel quale ripercorrevo le mie esperienze di ascoltatore e provavo a delineare la non comune ampiezza del percorso. S’intitolava “Camera sonora”, un titolo che nasceva dalla sintesi fra il tipo di musica che le Settimane hanno esplorato nella prima parte della loro vicenda e lo spazio dove queste esplorazioni avvenivano, il Teatro Olimpico. Adesso che le edizioni sono diventate trenta, il panorama si è allargato, regalando prospettive diverse dentro allo stesso spazio. Perché il Teatro Olimpico e le Settimane musicali restano indissolubilmente legati: lo sono stati dentro all’esplorazione di ogni angolo del repertorio cameristico, così come nei percorsi di teatro musicale che hanno contraddistinto gli ultimi quindici anni. Continuano a esserlo ora, con le nuove generazioni degli interpreti (e dei compositori) che avanzano e trovano la ribalta di fianco agli esecutori già affermati e ai classici di ogni epoca. Sono i mondi del suono: la porta per entrarci continua a essere offerta da questo longevo festival che fa onore a Vicenza, le Settimane Musicali al Teatro Olimpico.

Cesare Galla

 

I veri musicisti non vanno mai in pensione. Smettono solo quando non hanno più musica dentro. Sarà per questo che arrivare oggi al traguardo della trentesima edizione per le Settimane Musicali al Teatro Olimpico è l’indice più alto della qualità di un glorioso passato e di un futuro che ci si augura sempre più radioso. Vivere la musica in luoghi tanto ricchi di Storia e con interpreti sempre di altissimo livello è per questo Festival quanto di più stimolante si possa offrire ad ogni cultore di musica classica e operistica. Buon Compleanno, care Settimane Musicali al Teatro Olimpico, e grazie sempre per le Vostre felici note!

Antonio Garbisa

 

Ricordo: Era il mese di giugno 2001. Venni invitato a dirigere al Festival di Vicenza un programma molto attraente con musiche di Caikowsky e Strauss. Ma più che il programma, ricordo che ebbi la fantastica opportunità di avere un’ orchestra d’archi di mitico sapore: tutti i migliori solisti italiani raggruppati insieme per la prima e forse unica occasione. Sono passati 20 anni e quel concerto celebrava i primi 10 di questa bellissima iniziativa. Tanti musicisti di squisita musicalità si sono avvicendati sul palcoscenico del Teatro Olimpico con spirito di amicizia e di ossequio e umiltà nei confronti dell’Arte Musicale. Tanti Auguri, Festival di Vicenza.
Trent’anni non li dimostri certo!

Daniele Gatti

 

Ogni anniversario segna un traguardo, un punto di svolta che fa gioire per gli obiettivi raggiunti e riflettere su quelli futuri, fissati sempre con la stessa forza e passione per il proprio lavoro e per l’Arte che guida gli animi più nobili da secoli immemori. Non bastano più le parole dette e ridette per ricordare quanto difficile sia il periodo che stiamo vivendo socialmente e culturalmente, per colpa di un’emergenza sanitaria che però sembra finalmente trovare una via di uscita nel prossimo futuro. Ed è in questa piccola luce che il Festival Settimane Musicali al Teatro Olimpico raggiunge i suoi trent’anni, la maturità piena, la consapevolezza che chi vi presta la sua opera e chi crede che la Musica sia parte imprescindibile della vita di noi tutti, continuerà a goderne magari per altri trent’anni ed oltre. Per chi, come la sottoscritta, ha iniziato a frequentare le ‘Settimane Musicali’ nel periodo più recente, già tanti sono i ricordi dei momenti intensi tra concerti da camera, conversazioni musicali, opere liriche, a cui si aggiunge una cornice affettiva fatta di amici e colleghi sempre presenti, di interviste agli Artisti, di tante immagini che diventano ricordi sfumati da richiamare con un sorriso. Quanta musica, quanta magia nel gioiello palladiano in cui le note sembrano scaturire dalla sua stessa architettura.
Ringrazio il direttore artistico Sonig Tchakerian per voler condividere il mio pensiero affettuoso e faccio naturalmente un grande in bocca al lupo per questa stagione e le prossime a venire. Ad maiora semper!

Maria Teresa Giovagnoli

 

Non fosse cosa oggettiva, non crederei che le Settimane musicali tagliano già il traguardo dei 30 anni di vita perché all’Olimpico ho sempre respirato l’aria fresca e l’energia delle cose nuove che si mostrano al mondo culturale per la prima volta, con quel corollario di amicizia ed entusiasmo che è proprio di chi lavora con passione, senza troppo calcolare.

Enrico Girardi

 

Suonare nell’incredibile atmosfera e circondati dalla magica bellezza del Teatro Olimpico è sempre un’esperienza indimenticabile. Rivivo, dopo trent’anni, lo stupore incantato della prima volta e, nel festival, l’entusiastico dialogo fra generazioni nel riscoprire insieme grandi capolavori musicali.

Bruno Giuranna

 

Molti i ricordi che si affacciano alla mia memoria in questa ricorrenza: da quelli lontani, che mi riportano agli inizi, agli Amici della Musica di Vicenza, con cui il Trio Italiano realizzò le prime edizioni del festival all’Olimpico, a quelli successivi, quando, per impulso di Giovanni Battista Rigon, i programmi si aprirono anche all’opera con la frequente partecipazione dell’Orchestra di Padova e del Veneto. Un percorso ricco di proposte originali e di vivo interesse (cicli tematici, opere riproposte in rare versioni legate alla nostra storia culturale, incontri con prestigiosi interpreti ma anche attenzione ai giovani talenti…) e che continua oggi felicemente con la intrepida direzione artistica di Sonig Tchakerian, alla quale vanno i miei complimenti ed affettuosi auguri.

Filippo Juvarra

 

Un po’ di anni fa sono stato protagonista di una serata alle Settimane musicali al Teatro Olimpico. Quando sono entrato sono rimasto a bocca aperta. Il lavoro dell’attore in teatro è una lavoro breve ma molto intenso. Si suda per far arrivare la voce, si soffre oltremodo per trasmettere le emozioni, si respira con la pancia, la testa, le spalle e le ossa perché anche un solo respiro giunga a destinazione. Al Teatro Olimpico entri, lo guardi, ti inchini, ringrazi. Il resto lo fa lui.

Paolo Kessisoglu

 

Nel giugno del 2000 è stato pubblicato il mio primo articolo su di un quotidiano. Il pezzo tentava una cronaca, immagino goffa per uno alle prime armi, di un concerto delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico.
Il mio grazie va a chi ha lavorato e continua a lavorare sul palco e dietro le quinte per consentire al festival di farci ascoltare la sua voce. Perché se ho imparato qualcosa sullo scrivere di musica da quel lontano giugno di ventuno anni fa, lo devo anche a voi. Auguri!

Filippo Lovato

 

Sono felice di partecipare ai festeggiamenti di questo compleanno importante: trent’anni di musica condivisa con straordinari colleghi in un clima di collaborazione affettuosa e informale, ritrovando ogni anno la gioia di far musica insieme nella magica cornice che nessuna consuetudine riesce a rendere “normale”. Ognuno dei concerti al Teatro Olimpico di Vicenza è un’occasione speciale di bellezza, dove la musica respira nello spazio e lo sguardo si perde nella più perfetta rappresentazione dell’armonia, mentre il tempo sospende la sua corsa.
Festeggio ringraziando tutti gli artisti e gli ascoltatori per la strada fatta insieme in questi anni, e auguro alle Settimane infiniti compleanni di musica.

Andrea Lucchesini

 

Ricordo ancora con emozione intensa la musica suonata insieme nel meraviglioso Teatro Olimpico della magica Vicenza, con colleghi eccezionali. Tanti affettuosissimi auguri per altri trent’anni di splendidi concerti!

Benedetto Lupo

 

L’emozione che si assapora dagli spalti del Teatro Olimpico è un sentimento di rara intensità. La bellezza pura dello scenario e la struttura architettonica aperta e ariosa consentono di concentrarsi sulla dimensione originaria e rivelatoria dell’ascolto. Assaporato nella sua essenza, il suono si arricchisce al calore umano della condivisione. Le Settimane Musicali da sempre rendono più preziosa questa immersione estetica e rappresentano un’o casione privilegiata di raccoglimento interiore, un ponte lanciato tra passato e futuro, memoria storica e innovazione.

Letizia Michielon

 

Mi congratulo con Voi per aver raggiunto questo giubileo del vostro grande Festival. Auspico che la nobile missione, creatività e gioia di fare musica, duri per almeno altri 30 anni!

Shlomo Mintz

 

Fra i tanti festival piccoli e grandi che affollano l’Europa, le Settimane Musicali vicentine se non sono uniche, poco ci manca. E per quattro motivi su tutti. Aver fatto rivivere un edificio splendido come il Teatro Olimpico, ripopolandolo di spettatori. Aver attirato a Vicenza eccellenti solisti di fama internazionale, promuovendo nel contempo una quantità di giovani talenti. Aver riproposto anno dopo anno, accanto a titoli famosi, pagine cameristiche poco note che abbiamo scoperto essere bellissime. Ed infine, per l’aver messo in scena negli ultimi due decenni tanti lavori operistici ben conosciuti, scegliendone però sovente versioni ‘diverse’ ed intriganti delle quali i più ignoravano l’esistenza. Un grazie di cuore dunque all’infaticabile “Titta” Rigon, che le Settimane le ha fatte nascere e crescere portandole ad altissimi livelli artistici, ed a Sonig Tchakerian che dopo averlo affiancato per anni continua a dar loro vita con altrettanta passione.

Gilberto Mion

 

«Trent’anni di concerti, di incontri, di viaggi nel tempo all’insegna della bellezza. Parole che oggi ci sembrano perdute e che dobbiamo e vogliamo ritrovare. Emozioni in musica nate trent’anni anni fa in un luogo magico, patrimonio architettonico italiano, e allargatesi poi alla città diffusa. Auguro alle Settimane Musicalial Teatro Olimpico di Vicenza una lunga vita felice e ancora tanta “grande musica” alla direttrice artistica Sonig Tchakerian, interprete e organizzatrice di rare qualità e intelligenza del cuore».

Paola Molfino

 

Gli anniversari sono sempre importanti, ma ancor più significativi quando si innestano in una storia antica.
Come succede ora al Festival delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico, giunto al fresco traguardo dei primi trent’anni, pieni di fantasia e di gloria, avvolti dalla bellezza assoluta di un luogo unico nel mondo. Grazie a un dialogo tenuto sempre alto, intrecciato alla pari, si è risvegliata al presente la città ideale voluta da Palladio: colma di note, di calore, di affetti. Non più silente. Viva.

Carla Moreni

 

Porto con me nel cuore le tante serate trascorse negli anni alle Settimane Musicali di Vicenza. Nel cuore e anche negli occhi, considerata la fortuna di aver ascoltato grande musica in un teatro di incomparabile bellezza.
Certe esperienze toccano le emozioni, prima dell’intelletto. Il mio augurio, nell’importante anniversario, è di continuare a regalarci ancora a lungo questo stupore incantato nei confronti della musica.

Robero Mori

 

Le Settimane Musicali al Teatro Olimpico sono state un punto fermo della mia gioventù. La possibilità di poter affrontare il grande repertorio, con tanti geniali colleghi e in un teatro dal fascino impareggiabile, mi ha instillato un grande amore per la musica da camera, faro di tutta la mia vita di palcoscenico. Ringrazio di cuore Sonig per avermi fatto tornare in un Festival che per me è stato fondamentale.

Domenico Nordio

 

“Buongiorno Eva. Sono Sonig. Proviamo a fare il Festival. Quest’anno sono 30 anni! Abbiamo pensato di inserire nel book un tuo pensiero . Se ti fa piacere..” Cara Sonig,. certo che mi fa piacere! La tua telefonata amichevole risveglia in me tanti ricordi . Il 30ennale delle ‘Settimane Musicali al Teatro Olimpico’ che si festeggia in questo 2021 mi fa andare a ritroso nel tempo e a ripensare con gioia alle tante serate felici trascorse grazie all’impegno tuo, di Titta, dei tanti amici e collaboratori che negli anni si sono avvicendati. Potrei elencarti fior di solisti, calibri internazionali, che si sono esibiti ‘nel più bel teatro al coperto del mondo’ magari autocitandomi per le tante critiche scritte per il Giornale. Riprendere stralci di interviste, fare collage di approfondimenti musicologici, impacchettare un dono lucido e ben confezionato. …Ma non lo faccio!
Conservo ancora i libretti di Sala, le note critiche, le corpose raccolte. Sono cresciuta con voi. In sei lustri mi sono affinata, ho scoperto programmi originali, pagine misconosciute, autori singolari, critici e musicologi di gran spessore. Ogni sera una sorpresa e una festa sul pentagramma. Che ha continuato anche negli incantevoli giardini dell’Olimpico. Quando in dissolvenza fra le bollicine di un calice e un risottino fumante abbiamo gustato l’attimo di un incontro ravvicinato con l’autore-interprete. Ecco, allora, cara Sonig quello che faccio: ti ringrazio! Non posso che ringraziarvi, musicisti attenti ed interpreti unici, perché mi avete regalato concerti e momenti di luminosa bellezza. Attimi di infinito da condividere assieme in amicizia. E’ questo il segreto del vostro 30ennale cammino sulle note. Ci sono state anche delle dissonanze, accade sempre, ma si sono risolte.
E vi auguro di continuare a scrivere per molti anni ancora Sinfonie così felici.

Eva Purelli

 

La prima volta che ho cantato al teatro Olimpico per il Festival è stato bel 2003. Era un’aria da concerto di Mozart...Poi ci sono tornata varie volte e la magia si è ripetuta sempre! La bellezza architettonica si unisce ad un’acustica perfetta e straordinaria ! Tutto è improvvisamente facile e ogni suono che produciamo è abbellito, arricchito di armonici e di colori. C’è qualcosa di divino in questo teatro... come una terza dimensione. E poi ci sono gli amici musicisti e organizzatori ... una vera fortuna averne potuto far parte!

Laura Polverelli

 

Sono già trent’anni! Non possiamo che ringraziare di cuore chi ha avuto il coraggio di pensare le “Settimane Musicali” e la costanza di portarle avanti per così tanto tempo. Per noi questo appuntamento annuale è stato sempre una gioiosa occasione per ritrovare amici con cui suonare insieme e per incontrarne di nuovi: tutto questo nella sublime cornice di un luogo unico al mondo qual è il Teatro Olimpico.
Nell’interpretare sia capolavori che non si incontrano spesso negli appuntamenti tradizionali sia musiche nuove o inusuali, sempre inseriti in programmi coerenti e “ben pensati”, abbiamo inoltre potuto godere dell’affetto e dell’entusiasmo di un pubblico veramente speciale. Infine, ma non ultimo, il piacere di poter vivere tutto un contesto, anche al di là delle prove e dei concerti, reso possibile dalla speciale formula delle “Settimane”.

Stefania Redaelli e Davide Zaltron

 

È con grande piacere che ricordo i bellissimi momenti vissuto a Vicenza nell’ambito del Festival del Teatro Olimpico. Ho perso il conto delle mie partecipazioni ma non ho dimenticato le tante ore di prove, le mille discussioni di musica e le tante piacevoli cene post concerto. Ma la cosa ancora più indimenticabile restano i concerti. I concerti tra amici, in un luogo magico come il Teatro Olimpico. Vivere la magia e tentare di creare bellezza in un luogo così riempie la vita. Grazie al Festival di avermi dato queste stupende opportunità. E lunga vita.

Danilo Rossi

 

Era il mese di giugno del 2000, esattamente 21 anni fa, quando l’Olimpico, un miracolo tutto italiano, prestò la propria insuperabile acustica e la propria impareggiabile scenografia alla registrazione per Amadeus dei Concerti Brandeburghesi di Bach. Sembra ieri, ma molti dei musicisti, che si prestarono a quell’avventura, nata sull’onda dell’entusiasmo, arricchiscono con i loro nomi cartelloni dei teatri del mondo. Tra questi era Sonig Tchakerian, che si è rivelata oltre che grande violinista (lo testimonia la sua invidiabile discografia), attenta e scrupolosa direttrice delle Settimane Musicali all’Olimpico, che quest’anno compiono trenta anni.
Siamo ancora incerti sul futuro che attende la rinascita dopo la pandemia, ma la ripresa delle Settimane ci fa sentire come chi, uscendo da una lunga apnea, riemerge all’aria e alla luce. Reputo fortunati coloro che possono avere a portata di mano questo Teatro e questa preziosa rassegna musicale, per quello che è il suo passato e per quello che sarà il suo futuro. Auguro quindi alle Settimane e a Sonig di poter finalmente dire con noi: e quindi uscimmo a riveder le stelle.

Gaetano Santangelo

 

I will never forget the first time I stepped onto the stage of the magical Teatro Olimpico for our first rehearsal of Bach’s Brandenburg 3 and the Mendelssohn octet, already 20 years ago! I remember the embrace of wonderful friends and colleagues, my fascination over the beauty of the theater, the sensation of being catapulted onto the stage by its steep slope, observing up-close the illusion of the mysterious backdrop...I have had the great privilege to return to that stage for many more musical adventures, including a truly unforgettable Schumann piano quintet with Martha, Sonig, Lyda and Enrico! As a musician, making chamber music with hand-picked colleagues is a true joy, and the Settimane Musicali create an ideal setting with their inventive programming, their spectacular theater, and their warm audience. Happy 30th anniversary!! And here’s to many more magical moments!

Gabrielle Shek

 

Ho partecipato più volte, e sempre con diletto, alle Settimane Musicali al Teatro Olimpico, sia come semplice spettatore ma anche come “attore”, invitato com’ ero dall’allora Direttore artistico Giovanni Battista Rigon a presentare le produzioni operistiche e non solo. Queste presentazioni, per il fatto di essere a ridosso delle esecuzioni, spesso per me erano qualcosa di elettrizzante, mi davano una “carica” tutta particolare. Due cose mi hanno sempre colpito di questo festival prezioso: l’ assoluta eccellenza delle esecuzioni (attestata anche dalle numerose incisioni discografiche) e l’atmosfera di familiare cordialità in cui queste esecuzioni, curate al dettaglio, erano immerse. Anche se il pubblico era numeroso si aveva sempre l’impressione di stare in una riunione di amici. Più precisamente una festa, una festa in musica e per la musica.

Michele Suozzo

 

La vecchia Europa rischia di ripiegarsi su se stessa: la supremazia tecnologica che le ha consentito di dominare (e sfruttare) larghe porzioni del pianeta non c’è più, e con essa sono svanite le abbondanti ricadute economiche che hanno portato l’arte (e la musica) a raggiungere vette di assoluta eccellenza. Per questo è prezioso il fatto che il Teatro Olimpico, uno dei simboli dei fasti del passato, non subisca la decadenza e - in controtendenza - continui a proporsi come luogo dove trovano casa la creatività e la fantasia, vitali e spregiudicate.
Mi auguro quindi che il futuro regali altre ‘settimane dell’Olimpico’, almeno 210 giornate (30 settimane, nei prossimi 30 anni) di fresca e stimolante musica.

Pietro Tonolo

 

Ho vissuto un’esperienza indimenticabile quella serata del maggio 2014 spazializzando e moltiplicando il violino di Sonig, il sassofono di Pietro, la chitarra e non solo di Giancarlo in uno spazio unico come quello del Teatro Olimpico, capace di avvolgere il pubblico in un ascolto immersivo, ma anche di spingere l’orecchio di ognuno nei profondi meandri della sua scena, verso inaudite prospettive acustiche e singolari fusioni timbriche.
Una musica inaspettata il cui ricordo mi affascina ancora.

Alvise Vidolin

 

Il pensiero di un amico che è stato con noi dalla prima edizione, che avrebbe voluto essere con noi e ci avrebbe festeggiato con entusiasmo.
‘Musica dall’aria…musica dalla terra…’ aveva intitolato Lorenzo Arruga nel Programma di sala delle Settimane Musicali 2014, citando dal Giulio Cesare di Shakespeare l’attesa dei soldati prima della battaglia.”
È un segno che un evento particolare e solenne della storia manifesta nelle ore della vigilia, (…) I nostri musicisti tentano la sfida ardua di creare la musica che deve manifestarsi, lo spazio che deve investire, la condizione di veglia e di attesa di noi che dobbiamo riceverla e determinarla”. (…) Il segno di partenza sarà sacro: il tema dell’antico inno armeno della resurrezione”.

Lorenzo Arruga